Un po' di storia..          

 

La musica e le danze «popolari» (intese come patrimonio storico condiviso della gente comune delle città e dei villaggi, differenza di quelle musiche e danze vissuti come strumento culturale la cui fruizione è ristretta alle sole élites) hanno contribuito per secoli ad essere il collante identitario delle comunità.Tramandata di padre in figlio, di madre in figlia, era il momento della festa e dell'incontro, dello scambio, dell'avventura, del riposo, coronamento di estenuanti giornate di lavoro manuale.Ogni paese, ogni valle alpina, ogni città del nord o del sud, dell'Italia, dell'Inghilterra o dei Balcani, sviluppava nei secoli ritmi e movimenti caratteristici, che ne denotavano l'identità e che ancora oggi permettono fin dalle prime note di riconoscere una musica come espressione di una località geografica e di una cultura ben precisa.
                          

Oggi la musica popolare, per noi dell'associazione «TuttAltraMusica», è un modo di stare insieme in allegria, conoscerci, muoverci. Liberato da ogni aspetto coreografico o competitivo della danza moderna, al ballo popolare rimane il gusto del fare gruppo e del divertirsi insieme con semplicità. I corsi di danze popolari sono prima di tutto momenti di ritrovo, e solo secondariamente occasioni per apprendere o perfezionare la tecnica del ballo. Ma del ballo popolare, molto più che la tecnica (aspetto a tutti gli effetti secondario), conta lo spirito del lanciarsi, la libertà del poter ballare così come viene, la gioia del movimento, il percepire l'assenza del giudizio.

Oppure se, per indole o umore del momento, l'idea di ballare non seduce, basta anche solo la gioia di fermarsi un attimo e ascoltare. Note di strumenti antichi, una ghironda, un organetto, una zampogna: sentire il ritmo nella musica, vederlo in chi danza, percepire un suono che suggerisce gesti antichi, amori che si perdono nella notte dei tempi, altri noi stessi vissuti in un allora in cui la civiltà era ancora contadina.

Passati andati ma, cosa ben più importante, presenti in marcia: ogni settimana è possibile trovare feste danzanti nei dintorni, conoscere gruppi di altre città, entrare in un mondo di appassionati che si scambiano appuntamenti da siti internet e mailing list. E poi allargando lo sguardo, scoprire l'esistenza di festival popolati da migliaia di uomini e donne di tutte le età, dove si incontrano le musiche e le persone dell'Europa. Lentamente capire che si è entrati in contatto con un linguaggio che unisce popoli e nazioni in un modo che è molto più immediato e primitivo del livello comunicativo classico, l'inglese: trovarsi a ballare in Spagna, in Francia o in Piemonte, ignorando la lingua, ma parlando le stesse musiche e gli stessi movimenti.

Ecco la magia, l'ironia, o forse solo la contraddizione, della musica popolare del XXI secolo: quello che è nato nel villaggio, nel circondario, nella regione sta diventando patrimonio di un continente. La mille tradizioni identitarie di una volta si sono accolte, contaminandosi a vicenda. Lo stupore di un valligiano cuneese dei tempi andati nello scoprire che la sua cara curenta è ballata oggi da migliaia di persone dalla Puglia alla Francia, potrebbe essere pari solo al nostro nel conoscere la gioia regalata ai popoli che verranno se riusciremo, in un qualche futuro, chissà, a suonare in uno stesso accordo le differenze così apparentemente inconciliabili oggi.


 
 
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